Salah, Vlahovic e gli altri: mai così tanti svincolati di lusso. C’è

Secondo Tuttomercatoweb.

Contesto

Dusan Vlahovic, attaccante di talento, è uno dei nomi più in vista tra i calciatori svincolati. La sua situazione contrattuale potrebbe influenzare le strategie di mercato delle squadre di Serie A, in particolare Juventus, Inter e Milan, che potrebbero cercare di rinforzare le loro rose con giocatori di alto livello come lui.

Perché conta

Il fenomeno degli svincolati di lusso, come Dusan Vlahovic e Mohamed Salah, mette in luce le sfide economiche che i club di Serie A devono affrontare. Con l'introduzione di limiti da parte della UEFA, i club devono riconsiderare le loro strategie di mercato, influenzando le scelte di acquisto e le trattative. Questo scenario potrebbe cambiare le dinamiche del mercato, con potenziali ripercussioni sulle prestazioni delle squadre nella prossima stagione.

Punti chiave

  • Salah, Vlahovic e gli altri: mai così tanti svincolati di lusso. C’è.
  • L'articolo discute il fenomeno dei calciatori svincolati di lusso, analizzando le ragioni dietro la loro situazione e le implicazioni economiche nel calcio moderno.
  • Salah, Vlahovic e gli altri: mai così tanti svincolati di lusso. C’è un motivo. La lezione di Baresi e Bergomi: un altro.

Il parametro zero non è più zero, così anche campioni affermati rimangono senza contratto ad agosto, con la stagione ormai alle porte. Li chiamiamo svincolati ma, se non facessero i calciatori e non guadagnassero milioni di euro, il termine corretto sarebbe disoccupati. Non ci spingeremo a proporre la Naspi per Dusan Vlahovic o Mohamed Salah, due nomi eccellenti di una lista abbastanza incredibile, ma è singolare che al 5 agosto - con la nuova stagione nettamente più vicina rispetto a quella conclusa - l’elenco dei calciatori che potrebbero arrivare a zero sia così ricco, almeno di nomi eclatanti. Oltre a Momo e Dusan, ci sono gente come Leon Goretzka, Jadon Sancho, Yves Bissouma, Lorenzo Pellegrini, Dani Ceballos, Raphael Guerreiro e via dicendo. Ognuno ha la sua storia, per ognuno si possono trovare motivazioni specifiche, sicuramente il Mondiale ritarda i tempi del mercato e magari qualcuno si accaserà nel frattempo che leggerete questo editoriale. È difficile, però, non pensare che ci sia almeno una ragione un attimo più profonda, se ad agosto ormai iniziato si ritrova senza contratto chi - magari prossimo a fine corsa o reduce da una stagione non entusiasmante - non dovrebbe comunque avere difficoltà a trovarsi una squadra.

Il punto è che lo “zero” di parametro zero non esiste più. Ha contribuito anche l’Europa, cioè la UEFA, che ha introdotto un limite del 70% nel rapporto tra costo della rosa e fatturato: in quei costi non c’è solo l’ingaggio del giocatore, che infatti è diventato una parte non proprio marginale, ma non più così rilevante, della questione. Quando qualche anno fa il Milan lasciava andare Gianluigi Donnarumma e Hakan Calhanoglu a zero, in molti hanno criticato il club rossonero. E, per carità, nello specifico sono stati due addii non proprio indolori, a livello tecnico. Però i tempi d’oro dei parametri zero sono lontani, perché nel frattempo i giocatori sono sempre più diventati multinazionali, carrozzoni che si portano dietro un sacco di spese accessorie.

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Il caso Vlahovic, sotto questo profilo, è emblematico. Magari Dusan spera che prima o poi la Juventus lo richiami, e per questo nicchia su altre soluzioni - quelle che si sono presentate finora non erano poi così brillanti -, ma di sicuro si porta dietro commissioni e costi aggiuntivi. Cresciuti sempre di più negli anni: nel 2025, i club italiani - per lo più quelli di Serie A - hanno versato nelle tasche degli agenti 299 milioni di euro. Dal 2020 a oggi, ai procuratori sono andati 1,3 miliardi. È una cifra altissima e, intendiamoci: gli agenti non sono in assoluto il male del calcio. Il loro moltiplicarsi, e la presenza di intermediari anche in molte trattative nelle quali proprio non si capisce perché serva un intermediario, ha fatto però crescere esponenzialmente soprattutto i costi dei cosiddetti parametri zero, che spesso, in ragione del loro status, alzano la posta a livello di ingaggio. Se poi allo stipendio aggiungiamo le commissioni, e alle commissioni aggiungiamo i vari bonus alla firma, ecco che il parametro zero è diventato in tutto e per tutto paragonabile a un calciatore acquistato sul mercato. Che, però, a parità di valore, mantiene generalmente un costo annuale più basso - perché chiede uno stipendio meno roboante - e, in ragione di questo ingaggio minore, diventa poi più facilmente rivendibile.

Un gatto che si morde la coda, unito all’esistenza di mercati che “drogano”, almeno dal nostro punto di vista, i prezzi (Premier League e Arabia Saudita, ma pure la Turchia, dove dovrebbe finire a breve Salah), salvo poi rivelarsi potenziali prigioni dorate. Il risultato: disoccupati di lusso, contenti loro… C’erano tante sciarpe dell’Inter ai funerali di Franco Baresi. In un mare rossonero, come è giusto che fosse, nessuno ha avuto da ridire per quelle macchioline nerazzurre. Beppe Bergomi, che l’aveva sorretto da tedoforo a Milano Cortina, ha letto la prima lettura. In campo sono stati avversari per una vita, tranne che in Nazionale, ove avevano rinsaldato l’amicizia: erano i più giovani nel 1982, passavano tanto tempo insieme e hanno sempre continuato a farlo. Pur da bandiere di due club rivali, e del resto un altro Baresi, Beppe, è stato anche lui un simbolo dell’Inter. Storie personali e familiari che, però, ci possono servire da lezione: quello che c’era prima non è sempre meglio, la nostalgia del passato è un sentimento a cui è facile cedere, ma che spesso dimentica i passi in avanti fatti nel tempo. Però il calcio di prima era più civile, e per questo era più facile da amare. Negli anni - ciascuno scelga il suo punto di partenza - il pallone si è abbrutito. Gonfiato dalle polemiche social, è diventato argomento di divisione: oggi i tifosi chiedono ai propri calciatori (che poi grazie al cielo non sempre lo fanno) di odiarsi, non di affrontarsi. Si gioca contro l’avversario, dimenticando che in realtà a calcio si gioca con l’avversario: non è una finezza grammaticale, è l’essenza nascosta dietro al fatto che, senza un avversario - e non un nemico -, non ci potrebbe essere lo sport più bello del mondo. Un po’ più brutto, o bruto, se tutto diventa dietrologia e si pensa solo a come odiare meglio.

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Cosa succede ora

Con la stagione di Serie A che si avvicina, è probabile che alcuni di questi calciatori svincolati trovino nuove sistemazioni, mentre altri potrebbero continuare a cercare opportunità. Le trattative potrebbero intensificarsi, specialmente per giocatori di alto profilo come Vlahovic, che attirano l'attenzione di diversi club. Le scelte fatte ora potrebbero avere un impatto significativo sulle formazioni delle squadre e sulla loro competitività nel campionato.

Frequently Asked Questions

Cosa è successo con i calciatori svincolati?

Al 5 agosto, molti calciatori di alto profilo, tra cui Dusan Vlahovic e Mohamed Salah, sono senza contratto nonostante l'inizio imminente della nuova stagione.

Chi ha confermato che ci sono molti svincolati di lusso?

L'articolo discute la situazione attuale dei calciatori svincolati, evidenziando nomi noti come Vlahovic e Salah.

Perché ci sono così tanti calciatori senza contratto ora?

La situazione è influenzata dal ritardo del mercato causato dal Mondiale e da nuove regole UEFA che limitano il costo della rosa rispetto al fatturato.

Quali cambiamenti hanno portato a questa situazione di svincolati?

L'introduzione di un limite del 70% nel rapporto tra costo della rosa e fatturato ha reso più difficile per i club mantenere i giocatori senza contratto.

Chi sono alcuni dei calciatori di alto profilo menzionati nell'articolo?

Oltre a Dusan Vlahovic e Mohamed Salah, l'articolo menziona anche Leon Goretzka, Jadon Sancho, Yves Bissouma, Lorenzo Pellegrini, Dani Ceballos e Raphael Guerreiro.

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